// Cosa significa gestire la pipeline di uno studio che produce 21 ore di animazione in un anno, con 265 personaggi, 2.857 prop, 703 location e 18.472 scene? Diego Viezzoli, Pipeline Manager di Rainbow CGI, apre le porte dello studio dietro 44 Gatti e Super Kitties.
LIVE ESCLUSIVA · DIEGO VIEZZOLI, PIPELINE MANAGER RAINBOW CGI
Cosa significa fare il Pipeline Manager in uno studio che produce 21 ore di animazione in un anno, con 265 personaggi, 2.857 prop, 703 location e 18.472 scene di animazione?
Rainbow CGI è la divisione di computer grafica del gruppo Rainbow, i creatori di Winx Club. Ha prodotto serie come 44 Gatti, Super Kitties e Angry Birds su Disney Junior e Disney Plus. Dietro ogni produzione c’è una figura che pochi conoscono, ma senza cui niente funzionerebbe: il Pipeline Manager.
In questa live esclusiva con Shortcut CGI Art Training Center, Diego Viezzoli, Pipeline Manager di Rainbow CGI, ha aperto le porte dello studio. Ha mostrato dall’interno come funziona la produzione di una serie animata di livello internazionale. Dalla pipeline procedurale agli strumenti di tracking, dal database degli asset alla gestione del pelo su centinaia di personaggi.
La pipeline è la connessione tra tutti i reparti di uno studio CGI: il sistema che permette a 288 artisti di lavorare insieme sullo stesso show senza perdere il controllo. Non è solo un flusso di lavoro. È il codice, gli strumenti, i database, le convenzioni sui nomi dei file e le procedure che tengono insieme tutto. Il Pipeline Manager è la figura che progetta, mantiene e migliora questo sistema.
Rainbow è uno dei gruppi industriali italiani più importanti nell’animazione internazionale, creatore di Winx Club e di decine di serie per le principali piattaforme mondiali. Rainbow CGI è la divisione che si occupa della realizzazione in computer grafica, con sede a Roma e circa 288 artisti.
Tra le produzioni più recenti c’è 44 Gatti, la serie preschool che ha vinto tre premi internazionali per l’innovazione tecnologica, in Germania, Inghilterra e Cina. Un riconoscimento alla qualità visiva straordinaria, ottenuta su un minutaggio elevatissimo. Poi Super Kitties, sbarcata su Disney Plus. E Angry Birds, con asset prodotti a Roma e animazione realizzata da Bardel Entertainment in Canada.
La particolarità di Rainbow CGI nel panorama italiano è il modello di collaborazione internazionale. Asset e finishing prodotti a Roma, animazione spesso realizzata in Canada con Bardel, distribuzione su piattaforme globali come Disney Plus e Disney Junior.
Per capire cosa significa gestire una pipeline su scala industriale, i numeri di 44 Gatti sono il punto di partenza più diretto.
Output finale. Sono 104 episodi da 12 minuti, distribuiti in due stagioni: 1.248 minuti totali, cioè 21 ore, come 14 film da 90 minuti. Prodotti in due anni invece dei quattro o cinque di una produzione cinematografica standard.
Asset totali. 265 personaggi (incluse le varianti, come i costumi alternativi), 2.857 prop, 703 location. Il database degli asset è gestito con ShotGrid (ex Shotgun), un software web dove ogni asset, ogni shot e ogni fase della produzione vengono tracciati in tempo reale.
I reparti coinvolti. Modellazione, grooming (la creazione del pelo), surfacing, rigging, animazione, lighting, FX, compositing. Ciascuno con i propri supervisori e i propri workflow.
Il formato preschool, cioè le serie per bambini fino a 5-6 anni, non semplifica affatto il lavoro tecnico. Al contrario. La qualità visiva di 44 Gatti era inusuale per una serie TV: lighting che varia in base all’ora del giorno, grooming su decine di animali, erba con simulazione dinamica. Tutto questo ha richiesto innovazioni tecnologiche specifiche.
La pipeline è l’insieme delle regole, degli strumenti e delle procedure che permettono a centinaia di artisti di lavorare insieme sullo stesso progetto senza perdere il controllo.
Il termine viene dall’idraulica: tubature, condotti, flusso. È una metafora precisa. Come l’acqua scorre da un punto all’altro attraverso i tubi, le informazioni e i file scorrono da un reparto all’altro attraverso procedure definite.
Nelle parole di Diego Viezzoli, la pipeline è la connessione tra tutti i reparti. Tiene conto delle abitudini di ogni supervisore e dei sistemi e delle reti a disposizione. È la colla che tiene insieme tutto.
Senza pipeline, 288 artisti che lavorano sugli stessi asset produrrebbero caos: file sovrascritti, versioni incompatibili, errori nei nomi, asset persi, shot renderizzati con la versione sbagliata di un personaggio. La pipeline è il sistema che previene tutto questo.
Il Pipeline Manager guarda la produzione dall’alto, individua i colli di bottiglia e costruisce o migliora gli strumenti che fanno lavorare gli artisti più in fretta. Non è un programmatore puro. È una figura ibrida, che deve capire il lavoro di ogni reparto artistico e tradurlo in soluzioni tecniche.
La sua giornata tipica: codice, problemi da risolvere, riunioni. A contatto continuo con gli artisti di ogni reparto, con i supervisori, con l’infrastruttura IT. Il suo strumento principale non è Maya o Houdini: è Python. È il linguaggio di scripting che si integra con quasi tutti i software della pipeline CGI, da Maya a Nuke, da Houdini a ShotGrid.
Un aspetto chiave emerge nella live. Diego Viezzoli ha un background da artista. Ha lavorato per 15 anni come rigger, cioè la persona che costruisce lo scheletro digitale con cui si animano i personaggi. Ha fatto il rigging dei personaggi di 44 Gatti, di Ice Age, di Angry Birds. Questa esperienza pratica è indispensabile: non puoi costruire strumenti utili per gli artisti se non capisci come lavorano.
Quando arriva un nuovo progetto, il Pipeline Manager e il CG Supervisor si siedono insieme e analizzano la preproduzione, per capire cosa la pipeline esistente non riesce a gestire.
Per 44 Gatti il nodo critico era il grooming, cioè il pelo degli animali. Rainbow CGI aveva già un reparto grooming, ma non aveva mai lavorato su 265 personaggi con quelle caratteristiche. La pipeline di grooming andava potenziata del tutto prima che la produzione potesse partire.
Il setup di un nuovo show segue sempre una sequenza precisa.
I designer della casa madre (Rainbow, in questo caso) producono i concept e i design originali. Diego Viezzoli li analizza insieme al CG Supervisor per individuare le sfide tecniche.
Si fanno i primi look dev test, i prototipi di rig, i test di grooming. In meno di un mese si produce un teaser: non perfetto, ma abbastanza per mostrare al cliente la direzione visiva e individuare i punti critici.
Sulla base del teaser si capisce cosa potenziare, cosa automatizzare, quali strumenti nuovi costruire. Per 44 Gatti la priorità assoluta era il grooming.
Solo dopo il pipe setup la produzione entra nel regime di serie, con gli episodi che escono uno dopo l’altro secondo lo schedule.
ShotGrid (ex Shotgun, oggi Autodesk Flow Production Tracking) è il sistema di tracking di Rainbow CGI. È un software web dove vengono registrati tutti gli asset, tutti gli shot e tutte le fasi della produzione. È lo strumento che permette a Diego Viezzoli di vedere in tempo reale lo stato di 3.695 asset e 18.000 shot insieme.
Ogni asset ha una pagina con tutti i file caricati nelle varie fasi: il concept design, il model sheet, le varianti di espressione, il modello 3D, il look dev finale. I supervisori usano ShotGrid per approvare il lavoro di ogni reparto prima che passi al successivo.
Maya è il software centrale della pipeline di Rainbow CGI per l’animazione. Non perché sia il migliore in assoluto per ogni fase. Per la modellazione, per esempio, Blender va benissimo, e alcuni artisti dello studio lo usano. Ma la gestione delle curve di animazione, il rigging complesso e la stabilità su scene con centinaia di asset rendono Maya ancora insostituibile per una produzione di questa portata.
Un dettaglio operativo interessante: il launcher personalizzato che Rainbow CGI ha costruito in casa. Quando un artista apre Maya, non la apre in modo diretto. Passa da un launcher Python che legge su quale show deve lavorare e configura in automatico l’ambiente corretto: versione di Maya, percorsi dei file, plugin attivi. Così si evitano errori di configurazione che, su una produzione da 3.000 asset, costerebbero ore.
Verso la fine della live emerge la transizione verso il rendering su GPU e i game engine. Rainbow CGI ha già iniziato a fare test con Unreal Engine su alcuni shot, e tutti i supervisori seguono gli aggiornamenti su questo fronte.
La sfida è infrastrutturale. Lo studio ha 500 macchine CPU nel render farm, non attrezzate per il rendering su GPU. La transizione richiede investimenti graduali, prima 50 GPU, poi 100, e una riscrittura parziale della pipeline. Ma la direzione è chiara.
Un aspetto della pipeline di una serie animata che quasi nessuno spiega è la logica degli asset modulari.
In 44 Gatti ogni prop (la caffettiera, la sedia, il bicchiere) viene modellato a parte e caricato nel database come asset indipendente. Non si chiede al modellatore di fare la cucina: si fanno tutti i prop singolarmente, e poi il Set Dressing Artist li assembla nella location.
Questo ha due vantaggi pratici enormi. Il primo è il riutilizzo: lo stesso prop compare in decine di location diverse in 104 episodi. Modellarlo una volta e usarlo ovunque è una necessità produttiva, non una scelta estetica. Il secondo è il controllo qualità: ogni asset viene approvato singolarmente prima di entrare in produzione.
La stessa logica vale per i personaggi. Isotta, uno dei personaggi di 44 Gatti mostrati nella live, ha un modello base con corpo e viso condivisi tra le varianti. Cambiano solo i vestiti. È questo tipo di riutilizzo strutturato che permette di arrivare a 265 personaggi senza moltiplicare il lavoro per 265.
Verso la fine della live, Diego Viezzoli ha condiviso consigli molto concreti su cosa guardano i supervisori quando valutano i reel dei candidati.
Massimo un minuto e mezzo, due minuti. Se i primi 30 secondi non funzionano, il supervisore chiude. Non aspetta.
Il materiale migliore va all’inizio, sempre. Non costruire verso un climax finale: chi guarda centinaia di reel al mese non ha il tempo di arrivare in fondo a quelli che partono lenti.
Il reel deve essere specifico per la disciplina. Un reel di modellazione deve mostrare il wireframe. Un reel di rigging deve mostrare i controlli in azione. Un reel generico che prova a coprire tutto non comunica nessuna specializzazione.
Non statico, ma nemmeno frenetico. Copia le camere dei reel professionali che ti piacciono. Capire perché una camera funziona, analizzandola, è già un esercizio formativo.
Meglio pochi shot eccellenti che molti mediocri. Un reel con quattro shot perfetti è più efficace di uno con venti shot di qualità media.
I mentor di Shortcut vengono dall’industria e conoscono queste dinamiche dall’interno. In 30 minuti ti spiegano cosa aspettarti il primo giorno in studio e come prepararti.
Diego Viezzoli è uno dei fondatori di AVFX, l’Associazione Effetti Visivi, un’organizzazione no-profit che promuove la cultura degli effetti visivi in Italia attraverso eventi, festival e premi per studenti.
AVFX ha organizzato panel al Comicon di Napoli con professionisti di EDI Effetti Digitali Italiani, Palantir Digital e ALP Studios. Ha premiato studenti di scuole di computer grafica. Ha fatto divulgazione sulle produzioni italiane che lavorano per clienti internazionali come Disney e Sony.
L’associazione è aperta a chiunque voglia entrare nella mailing list, gratuitamente, senza obbligo di essere un professionista del settore.
Progetta, mantiene e migliora il sistema di strumenti, procedure e automazioni che permette a centinaia di artisti di collaborare sullo stesso progetto senza perdere il controllo. Lavora a contatto con tutti i reparti, scrive codice Python, risolve problemi tecnici e partecipa alle decisioni su software e infrastrutture.
Sì, Python è il linguaggio fondamentale, che si integra con Maya, Nuke, Houdini, ShotGrid e quasi tutti i software della pipeline. Ma il punto di partenza è quasi sempre un background artistico: capire come lavorano gli artisti è indispensabile per costruire strumenti utili.
Non c’è un numero preciso, ma in uno studio da 288 artisti il team di pipeline è per forza piccolo rispetto a quello artistico. La sua forza è la moltiplicazione: un buon tool può far risparmiare ore di lavoro a decine di artisti ogni giorno.
Entrambi. Maya è il cuore della pipeline per rigging, animazione e grooming. Blender è usato da alcuni modellatori, e poi i file vengono importati in Maya. Diego Viezzoli è esplicito: non c’è pregiudizio verso i software, conta cosa il tool fa meglio in quella fase specifica.
ShotGrid (ex Shotgun, ora parte della suite Autodesk) è il software di tracking centralizzato che tiene sotto controllo tutti gli asset e tutti gli shot di una produzione. Ogni file, ogni approvazione, ogni versione viene registrata qui. In una produzione con 3.695 asset e 18.000 shot, è indispensabile.
La pipeline di uno studio come Rainbow CGI non si vede quando funziona. Si vede solo quando si rompe. Quando un artista non trova il file giusto, quando due versioni dello stesso asset entrano in conflitto, quando uno shot viene renderizzato con il modello sbagliato.
Il lavoro del Pipeline Manager è rendere questo sistema così robusto e trasparente che gli artisti possano concentrarsi sulla loro arte senza pensare alla tecnologia. Sono gli artisti a fare la magia di queste serie, e la fanno grazie a tutta questa infrastruttura tecnica.
Capire come funziona questa infrastruttura non serve solo a chi vuole fare il Pipeline Manager. Serve a chiunque voglia lavorare in uno studio professionale, perché capire la pipeline significa capire le regole del gioco in cui si entra.
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